Aereo di San
Prospero (Parma) Italia.
Pilota: Tenente
Vittorio Satta.
Velivolo Macchi
205 “Veltro”
Abbattuto il 25
Maggio 1944.
Recupero del 16
Settembre 2000.
PERCHE’
CADDE L’AEREO DEL TENENTE PILOTA VITTORIO SATTA ?
Rivelazioni su un fatto di guerra.
(Gian
Carlo STELLA)
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Nella mattina del 16
settembre ultimo scorso a San Prospero di Parma è stato recuperato l’aereo
Macchi 205 “Veltro”, partito da Reggio Emilia e precipitato col suo pilota il
25 maggio 1944. Lo stesso “Corriere della Sera”, con un articolo a 6 colonne
a firma di Luigi Offeddu ha sottolineato l’avvenimento mettendo in luce la
figura dello sfortunato pilota ed il suo ruolo, rimarcando nello stesso
titolo: “Trovato l’aereo dell’eroe che difese Parma”, l’impegno militare
dell’Aeronautica Nazionale della Repubblica di Salò nel contrastare le
massicce e micidiali incursioni Alleate impegnate a polverizzare le città
italiane del Nord. Su quella giornata di
guerra poco è stato scritto, ma questo al momento ha secondaria importanza. Lo scavo per il recupero,
voluto e promosso dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare Luigi Gorrini, già
compagno di Satta e che quel giorno era con lui in cielo a combattere, è
stato eseguito dal Comitato Storico “Agmen Quadratum” di Fusignano, di cui
sono il coordinatore-responsabile. |
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L’aereo è stato riportato
alla luce quasi disintegrato dal violentissimo impatto, ma egualmente le
parti di esso sono risalite in superficie nell’ordine inverso in cui
precipitò. Lo scavo ha raggiunto i 10 metri di profondità.
Il peso della chiave è di
834,5 grammi, assolutamente nuova, brunita, con la zigrinatura
dell’impugnatura molto viva e mordente, senza alcuna traccia di usura tra le
ganasce ancora serrate. La durezza è di 47 Rok (il cuscinetto di acciaio, per
esempio, è di 38 Rok). |
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Una ulteriore prova che la
chiave fosse lì, è determinata dallo schiacciamento in diagonale del manico
di esso, prodotto da una struttura tubolare, e l’unico elemento in acciaio
esistente in quella porzione dell’aereo che poteva causarlo era lo stelo
cromato del ruotino di coda. Infatti il diametro di esso, 42 mm., combaciante
perfettamente con l’avvallamento del manico della chiave. Stabilito questo, c’è ora
da chiedersi cosa ci faceva quella chiave “libera” sull’aereo, e quali danni
poteva provocare. Il Macchi 205 non doveva
avere a bordo strumenti per riparazioni (chiavi, cacciaviti, pinze, etc.).
Ogni aereo al termine di ogni volo era preso in consegna da personale
specializzato (armieri, meccanici, motoristi, elettricisti, etc.) che
dovevano provvedere alle eventuali riparazioni, revisioni, al controllo
generale ed ai rifornimenti (benzina, munizioni, etc.). Piloti e personale
specializzato, nel tempo libero, vivevano solitamente separati. |
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La chiave, ammesso che
Satta abbia potuto usare lo stesso aereo negli ultimi tre voli della sua vita
(due il 24 maggio e l’ultimo il 25 maggio) potrebbe essere stata immessa
all’interno della fusoliera prima di uno qualsiasi di questi ultimi tre voli. Poteva essere stata
imbarcata dopo i terz’ultimo e penultimo volo, entrambi di 30 minuti, che
eseguì quel 24 maggio; il primo su allarme, ed il secondo di crociera
sull’Appennino. Il suo libretto di volo,
lettomi dal cugino Mario Satta, a quelle date non riferiscono di alcuna
anomalia; quindi la mattina del 25 maggio i meccanici avevano già eseguito su
quell’aereo i controlli pre-volo di routine. Solitamente le avarie ed
anomalie erano segnalate sul “Quaderno tecnico di bordo”, di cui una copia è
sempre a terra, e non sul libretto di volo del pilota, anche se abbiamo veduto
parecchi di questi libretti di volo segnalare guasti. |
Come la chiave può essere
entrata.
Nella parte posteriore dell’aereo vi erano 3 vani apribili. Quelli vicini alla
cabina, uno a destra e l’altro a sinistra della struttura, di pochi centimetri
quadrati, erano liberi (in alcuni esemplari del Macchi il simbolo della Croce Rossa avverte della presenza del kit
sanitario); l’altro, più grande rispetto ai precedenti, posto sulla gobba
dell’aereo serviva generalmente per l’ispezione radio.
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Da quest’ultimo portello
infatti si accedeva alla radio, e, oltre a quanto già elencato, ai rinvii
delle barre e delle squadrette di comando. Quindi quella porzione di aereo
racchiudeva una parte tanto indispensabile quanto sensibile per regolare il
timone del piano di coda, quali cavi e cavetti, barre di comando ed
equilibratori. Così mi avverte il tecnico Antonio Vandelli. La chiave inglese, per un
qualsiasi guasto che si fosse prodotto all’interno di quella porzione di
velivolo, sarebbe stato un attrezzo almeno improprio se trovata aperta.
Invece è stata reperita chiusa, adatta per un uso, in questo caso “da
martello”, assolutamente inesistente. Se quella mano avesse
avuto intenzione di registrare i bulloni dei tiranti, stringendo od
allentando quei dadi, avrebbe provveduto prima di introdurla nel vano a
posizionarla del diametro necessario, e comunque non si capisce perchè non
abbia utilizzare la chiave apposita, più leggera, maneggevole ed
immediatamente idonea allo scopo. La sua presenza, adagiata
com’era sul fondo della fusoliera stessa fra le ordinate, avrebbe potuto non
essere avvertita nel corso del ricordato penultimo e terz’ultimo volo. Tali voli infatti non
dovrebbero aver comportato le forti sollecitazioni gravitazionali determinate
dalle violente manovre acrobatiche evasive e/o aggressive imposte da un
combattimento aereo: la presenza dell’attrezzo avrebbe invece potuto
manifestare effetti insidiosi nel corso dell’ultimo volo, il volo dell’ultimo
combattimento. Quel 25 maggio Satta si
alzò per contrastare una formazione aerea Alleata. Le improvvise manovre
evasive del velivolo, necessarie per l’attacco o la difesa, l’avvicinamento o
l’allontanamento, le repentine cabrate o picchiate, devono aver fatto
sbalzare la chiave dalla sua collocazione verso le pareti interne del
troncone di coda. Quella chiave potrebbe quindi aver “suonato”; uno o più
colpi sordi all’interno del velivolo, se uditi dal Satta, possono averlo
indotto a credere di essere colpito, manovrando di conseguenza? Oppure
potrebbe l’attrezzo essersi incastrato tra i comandi degli impennaggi di
coda, impedendogli di manovrare come avrebbe dovuto? |
Non sapremo probabilmente
mai cosa successe in quell’aereo, ma la chiave che non doveva esserci,
potrebbe averlo obbligato o impedito a certe manovre, per cui venne abbattuto.

Dal
volume in corso di ultimazione: