Aereo di Lupia (Sandrigo) Vicenza, Italia.

Pilota: Sergente Fausto Fornaci.

Velivolo Messerschmitt 109

Abbattuto il 6 febbraio 1945.

Recupero del 12 Gennaio 2002.

 

RELAZIONE SOMMARIA SUL RICUPERO DEL 12 GENNAIO 2002

( Le fotografie sono del socio Agmen Michele Terragnoli )

 

Partiti alle 4 della mattina, alle 7 siamo all’uscita Dueville, dove ci attendono gli altri “agmen” provenienti da Parma, Brescia, Modena e Bologna. Altri giungeranno da Padova. Alle 7,30 Paolo Zimerle, del Club “Frecce Tricolori” n. 34 di Vicenza, ci raggiunge e ci guida al podere, dove troviamo lo scavatore, in loco dalla sera precedente. La giornata è fredda, con alcuni gradi sotto zero, ed il terreno coperto da una patina di neve e ghiaccio, difficile da scalfire anche per piantare i pali per delimitare il perimetro dello scavo. Iniziamo a ricontrollare il terreno con lo strumento scientifico. Si riconfermano i due punti di massima intensità; nelle immediate vicinanze di un capannone in forati di cemento (punto per noi più probabile, avvalorato in ipotesi anche dai ricordi di un testimone del tempo, Antonio Radovich), e davanti all’abitazione. Nel frattempo ci raggiunge Giuseppe Versolato (segretario delle “Frecce Tricolori”) con gli altri del suo Club. Nel mentre si ritorna ad esaminare il primo punto, la macchina scavatrice, con difficoltà, riesce finalmente a “graffiare” il terreno ed inizia a lavorare sul secondo punto, che si rivelerà in pochi minuti solo una grande discarica di ogni tipo di materiale. Facciamo pulire con la ruspa il primo punto per ripassarci con lo strumento di profondità, ai cui comandi si avvicendano Enzo Lanconelli ed Ivano Melandri (“Agmen”), ma una tubatura in ferro di allaccio dell’acqua per l’abitazione, che attraversa diagonalmente la zona interessata, non permette di interrogare a dovere il terreno. Riteniamo però di non allontanarci da questo punto, dove Mauro Diversi (“Agmen”) recupera 3 frammenti metallici, di cui due di alluminio aeronautico. Le tracce sono ottime, ma non bastevoli a stabilire il luogo preciso dell’abbattimento del velivolo. Per fare spazio sul punto probabile vengono sradicati in successione tre alberi, quindi anche una vasca di raccolta dell’acqua. Inizia a giungere gente, trattenuta vanamente dal nastro rosso/bianco e dalle nostre ripetute sollecitazioni. Una elegante signora impellicciata si aggira incuriosita attorno allo scavo, tra mucchi di terra. I visi dei presenti, per il freddo ma sopratutto per la mancanza di indizi inequivocabili, sono abbastanza lunghi. Il terreno infatti è eccezionalmente inquinato; “sporco”, per dirla in gergo. Ma siamo appena arrivati, ed abbiamo la giornata davanti. Mi sento di rassicurare spontaneamente Versolato per due volte con un: “se c’è lo troviamo”. Ed infatti verso le ore 10 finalmente ci siamo: viene alla luce il rivestimento del serbatoio della benzina del velivolo, che vedo nereggiare allungandomi sul bordo dello scavo. Versolato è raggiante, e quel suo sorriso ora non l’abbandonerà più. Ci abbracciamo. Un forte odore di carburante si spande nella zona. Nel materiale che la ruspa estrae dal fondo, vengono ritrovate alcune pagine di un romanzo scritto in lingua italiana, prova ulteriore sulla nazionalità del pilota, quasi certamente quel sergente maggiore Fausto Fornaci di cui Versolato, sommando circostante storiche, è certo. Ci sono giornalisti, e la ressa di curiosi non facilita le operazioni. Il rumore della gente e dello scavatore non mi permettono di udire la suoneria del cellulare, che ha squillato continuamente. Rispondo a due sole chiamate che ho potuto sentire, fatte da due generali aeronautici. La ruspa continua a depositare all’intorno bennate su bennate di rottami misti a sassi e fango grigio.

Il ruotino posteriore dell’aereo.

L’acqua invade lo scavo.

Esce il ruotino posteriore dell’aereo, tantissima lamiera, fili, parti meccaniche, tutto completamente foderato da fango grigio. Le due idrovore, messe in funzione, mantengono in rispetto il livello della falda d’acqua. Sulla parete dello scavo un topolino, disturbato da quella rivoluzione, tenta disperatamente di salire la china e guadagnare la tranquillità.

Il cannone.

Il paracadute.

Alle 12,30 giunge anche la televisione. Salgono in superficie quintali di rottami, che non è possibile pulire se non sommariamente con qualche secchiata di quell’acqua che fuoriesce da un tubo delle idrovore. Michele Terragnoli (“Agmen”), incaricato del servizio cine-fotografico, è sempre in attività, come Paolo Teoni Minucci e Marco Riccioni (“Agmen”). E’ sul luogo anche l’ex compagno di Fornaci, Franco Benetti, che il giorno precedente mi aveva chiesto di poter presenziare ai lavori. Scorgo Versolato impegnatissimo a ricostruire più volte la cornice storica a giornalisti e curiosi, mentre Vincenzo De Gaetano (“Agmen”) intrattiene il maresciallo dei carabinieri Carbone. Ragazzi delle Frecce Tricolori (tra cui Mauro Morsoletto), ed Agmen (con Paolo Cani, Fabrizio Raccagni, ed altri), muniti di cercametalli di superficie e di vanghetta o picozzino, setacciano e rivoltano meticolosamente il materiale scaricato dalla benna. Si prodigano sul campo i fratelli Mirco e Paolo Caporali (eccezionalmente presenti), Alessandro Testoni (“Agmen”), Paolo Zimerle e Bruno Fochesato (“Frecce Tricolori”) e tutti i ragazzi delle due associazioni, con entusiasmo encomiabile. E’ con orgoglio che li vedo “lavorare” in situazione disagevole, col freddo pungente e nel fango. Nel punto di ristoro, preparato dalle “Frecce Tricolori”, si trovano panini, caffè caldo, acqua, grappa, biscotti, ed altri generi di conforto.

Lo stivale di volo.

Il motore.

Mi avvertono del ritrovamento di “brandelli della tuta di volo, di uno scarpone ed alcune ossa”. Non permetto a nessuno di avvicinarsi, ed una rapida occhiata all’ingiro mi costringe a chiamare quasi d’autorità Luca Lavarda (“Frecce Tricolori”), che vedo a pochi metri accovacciato nei pressi impegnato a pulire sommariamente un frammento di metallo. E l’unico che ritengo in quel momento possa aiutarmi, essendo gli altri assorbiti ed accovacciati, in parte seminascosti, in altri punti del terreno. Le ultime bennate infatti sono state ricche di materiale. Moltissimi i curiosi che fanno corona, che pressano e scattano fotografie, ognuno con le proprie esigenze. Prego Luca di darmi una mano a separare i resti umani dallo stivale di volo nero di fattura tedesca, mentre Giorgio Sambo (“Agmen”) mi allunga una busta di plastica dove deposito ad uno ad uno gli avanzi anneriti che Luca mi passa. Dallo scavo, ora profondo circa 5 metri, escono il motore e poi altre poche cose. In un altro “mucchio” Paolo Bertoli (“Agmen”), tra brandelli di stoffa, mi affida altri resti. Si decide di terminare lo scavo. Nel fondo della fossa si specchia un laghetto d’acqua sporca, che col trascorrere del tempo aumenta di livello. Antonio Radovich, il testimone, è soddisfatto, come del resto tutti noi. Antonio Vandelli (“Agmen”), a dispetto della fredda giornata riscaldata da un sole tiepido, è in maglia e gronda sudore. Viene deposta sul fondo dello scavo una croce di acciaio inossidabile, al cui interno un carta ricorda questa giornata con i nomi delle organizzazioni e dei partecipanti il ricupero, operazione ripresa da fotografi e cineoperatori. Il camion fatto intervenire per il trasporto dei pezzi, inizia a riempirsi di materiale, caricato da Paolo Zimerle, Luca Lavarda ed altri delle “Frecce Tricolori”. Enrico Paolini (“Agmen”) ha già “preso le misure” per la pagina da aggiungere al nostro sito internet. Verso le 14 rimane solo l’incombenza della chiusura dello scavo, e mezz’ora dopo, salutati gli amici, ripigliamo, stanchi ma soddisfatti, la strada del ritorno.

Hanno partecipato alle operazioni:

 

PERSONALE “AGMEN QUADRATUM”:

 

BERTOLI Paolo

CANI Paolo

CAPORALI Mirco

CAPORALI Paolo

DE GAETANO Vicenzo

DIVERSI Mauro

LANCONELLI Enzo

MELANDRI Ivano

PAOLINI Enrico

RACCAGNI Fabrizio

RICCIONI Marco

SAMBO Giorgio

STELLA Gian Carlo (Coord.re Resp.)

TEONI MINUCCI Paolo

TERRAGNOLI Michele

TESTONI Alessandro

VANDELLI Antonio

 

PERSONALE “FRECCE TRICOLORI n. 34”  e GAVS Sezione Vicenza:

 

ANTONIAZZI Giorgio

FOCHESATO Bruno

FRANCHIN Walter

LAVARDA Luca

LEONI Ermanno

MARANGONI Giorgio

MORSOLETTO Mauro

PAOLIK Gianroberto

RADOVICH Antonio

RAGNO Pietro

VERSOLATO Giuseppe (Segretario)

ZIMERLE Paolo

 

Si ringrazia inoltre :

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