Aereo presso Villanova d’Asti (Torino)

Pilota Maresciallo Ennio Tarantola

Caduto il 25 aprile 1944

Recupero del 22 febbraio 2003

Velivolo Fiat G. 55

 

 

Ricerca, localizzazione e recupero del Fiat G.55 “Centauro” del Maresciallo Ennio Tarantola; “Banana”. 

 

Verso la fine di ottobre del 2002, l’Agmen nella persona del coordinatore responsabile Gian Carlo Stella venne contattato dal Sig. Piergiorgio Sola, presidente dell’Associazione “Il Carmagnolese” per una richiesta di aiuto. Quest’ultima Associazione aveva già all’attivo la ricerca e il recupero di due apparecchi Fiat G.55, pilotati dal sergente Maggiore Biagini e dal capitano Torresi, abbattuti il 25 aprile 1944. Ma quel giorno ne erano precipitati tre, ed all’appello mancava solo il “Centauro” del maresciallo Tarantola, asso dell’Aeronautica italiana noto come “Banana”.

Non conoscendo il punto esatto dell’impatto il Sig. Sola chiese l’intervento dell’Agmen per rilevare l’esatta localizzazione dei presunti resti del velivolo. Il sopralluogo, in un primo tempo previsto per il 23/24 novembre 2002, fu poi per causa maggiore spostato il 9 febbraio 2003.

Quella domenica, dopo essermi incontrato con Sola presso il casello autostradale di Carmagnola, effettuai con la strumentazione scientifica una serie di passaggi sul terreno in esame, riuscendo a “sentire” inequivocabilmente i resti dell’aereo.

C’erano tutte le premesse per la riuscita dell’operazione, che scattò quella fredda mattina del 22 febbraio. Erano con me dell’Agmen i fratelli Raccagni, i fratelli Caporali, Michele Terragnoli e Andrea Guardagli. Quello che ci colpì immediatamente fu la grande quantità di materiale, sopratutto rispetto alla scarsa profondità di ritrovamento.

L’aereo era precipitato perfettamente verticale, infatti la voragine prodotta dal motore (spento al momento dell’impatto) aveva inghiottito praticamente tutto, fino al ruotino di coda. Vennero alla luce il seggiolino, il cruscotto, due pale dell’elica, il mozzo, il motore, la pompa di iniezione, ecc., che poco dopo tempo facevano già bella mostra di se nelle moltissime casette preparate con meticolosa cura dal Sola.

Una nota particolare per le armi di bordo: oltre alle Safat e al cannone coassiale MG151 da 20 mm., venivano trovati anche i due cannoni alari sempre da 20 mm., staccatisi dai loro supporti e piantatisi come due proiettili nel terreno.

Di una giornata tanto bella e intensa resta solo un rammarico: la scomparsa di pochi mesi prima del maresciallo Tarantola, che tanto aveva desiderato di poter toccare ancora una volta la sua “bestia”.

 

Enzo Lanconelli