Aereo di S. Giorgio delle Pertiche (Padova)

Pilota Tenente Fausto Filippi

Caduto il 19 aprile 1945

Recupero del 8 marzo 2003

Velivolo Messerschmitt 109G

 

 

Oggi, 8 marzo 2003, se saremo fortunati, potrebbe esserci il coronamento di un sogno da me coltivato già da qualche anno. Ma andiamo con ordine e vediamo quello che è avvenuto nel lasso di tempo fino a questo giorno pieno di aspettative. …

Consultando alcuni libri sulla ANR, scoprii che il famoso tenente pilota Fausto Filippi era padovano come me e che inoltre, durante la sua ultima missione, era stato abbattuto proprio nei cieli del padovano.

Incuriosito da queste circostanze, cercai di saperne di più, consultando altre pubblicazioni e anche i quotidiani dell'epoca presso la Biblioteca civica di Padova. Quello che riuscii a sapere su Filippi è quanto segue: egli combattè in Africa Settentrionale e nel Mediterraneo, appartenne alla 363a Squadriglia del 150° Gruppo Caccia “Gigi tre osei” e nell'estate del 1943 fu responsabile, per la Regia Aeronautica, del N.A.V.M. (Nucleo Addestramento Velivoli Messerschmitt) a Vicenza. Dopo l'Armistizio fece parte, fino alla sua ultima missione, della Squadriglia “Diavoli rossi” del 2° Gruppo Caccia Terrestre ANR. Fu decorato con medaglia d'argento al V.M. e croce di ferro germanica di seconda classe. E'annoverato tra gli assi italiani con 8 vittorie, 2 delle quali con l'ANR. Il giorno 23 gennaio 1945, si scontrò con forze aeree alleate e venne colpito a morte nei cieli di Padova, precipitando con il suo Mcssershmitt 109. Il 25 gennaio di quel 1945, alle ore 16, furono date solenni onoranze alla salma del pilota nella chiesa di S. Daniele a Padova, dopodiché fu traslata al Cimitero Maggiore della città.

Quello che mancava in queste notizie erano alcuni dettagli sul combattimento e soprattutto non era nominato il luogo della caduta. A quest'ultimo ero particolarmente interessato poiché, essendo un archeologo aeronautico dilettante, avrei avuto piacere trovare qualche frammento di quell'aereo.

Nel settembre del 2000 decisi quindi di scrivere una lettera allo Storico padovano Sergio Nave, chiedendogli se avesse qualche informazione in proposito; egli mi telefonò fornendomi addirittura l'indirizzo del fratello di Filippi, Albano. Scrissi allora al Dottor Albano, medico in pensione, il quale mi rispose prestissimo inviandomi gentilmente anche alcuni articoli su suo fratello. Seppi quindi che Fausto cadde con il suo Me 109 G nei pressi di S. Giorgio delle Pertiche, a nord di Padova.

Con questa informazione in ottobre mi recai in quel paese e, dopo aver chiesto un po' in giro, riuscii ad individuare il campo dove cadde l'aereo. Un abitante del luogo, Signor Mario Romanello, mi mostrò inoltre un cippo commemorativo dell'evento, posto all'epoca dalla famiglia del pilota.

Essendo il campo coltivato, tornai in dicembre con il mio cercametalli e rinvenni molti piccoli frammenti di alluminio dell'aereo. Dopo questi ritrovamenti scrissi nuovamente al Dottor Albano raccontandogli gli sviluppi della vicenda e offrendogli, come ricordo, un frammento dell'aereo di suo fratello. Egli mi invitò a casa sua e così, verso la fine di dicembre, andai a trovarlo portandogli il reperto.

Facemmo una interessante chiacchierata nel corso della quale egli mi raccontò alcuni episodi della vita di suo fratello e mi espresse l'intenzione di far incorniciare il frammento che gli avevo portato. Da quella conversazione seppi alcuni particolari interessanti su Fausto.

Egli, nato il 16 agosto 1917, era una persona molto colta, laureato in Scienze Politiche e laureando in Legge; il suo desiderio sarebbe stato quello di intraprendere la carriera diplomatica. Era fermamente convinto della scelta fatta e, anche se avrebbe avuto la possibilità di ottenere un servizio a terra, egli volle continuare, fino alla fine, a combattere nella memoria dei suoi compagni caduti. Il giorno della sua morte, la Squadriglia dei “Diavoli rossi” comandata dal Capitano Bellagambi si trovò di fronte una formazione Alleata (che più tardi scoprii essere composta da Spitfire Mk VIII del 417th Squadron RCAF); Bellagambi, essendo i suoi ad una quota superiore, dette l'ordine di fare un passaggio mitragliando e poi disimpegnarsi. Tutti fecero così, ma Fausto si impegnò in combattimento e fu abbattuto.

Secondo il Dottor Albano, suo fratello Fausto era angosciato sia per la morte del suo amico Max Longhini, asso della caccia, che per l’imminente fine disastrosa della guerra, e queste cose lo portarono probabilmente a rischiare.

Il Dottor Albano con il padre ed un altro fratello andarono subito sul luogo della caduta; c'era una grande buca, gli alberi circostanti tranciati dai rottami dell'aereo. A lato del campo la famiglia volle porre un cippo con la fotografia.

Nel dopoguerra, i contadini riaprirono la buca per cercare di recuperare qualcosa di utile ed in quell'occasione trovarono qualche altro resto del corpo che fu consegnato alla famiglia e aggiunto alla tomba. Quando, scaduto il tempo, il corpo di Fausto fu trasferito dalla tomba all'ossario, il Dottor Albano volle essere presente e constatò che la cassa conteneva pochissimi resti del fratello e anche qualche parte dell'equipaggiamento radio per fare peso.

Il Dottor Albano tornò per molti anni sul luogo della caduta per ricordare il fratello, finché anche quella zona venne disboscata ed edificata e perse quell'aspetto che in lui suscitava molto sentimento; da allora non vi andò più.

Dopo questa chiacchierata, nei mesi successivi, pensai molto a Fausto e alla sua drammatica sorte a pochi mesi dalla fine della guerra, e si fece pian piano strada in me il desiderio di recuperare quello che era possibile del suo apparecchio; mi sembrava in questo modo di strapparlo un po' dall'oblio. Il problema era però insuperabile per le mie possibilità di singolo.

Nel frattempo avevo sentito parlare del “Comitato Storico Agmen Quadratum” di Fusignano (Ravenna) che aveva portato a termine con successo già diversi recuperi di questo genere. La fortuna volle che, negli ultimi mesi del 2001, l'associazione di appassionati di aeronautica di cui faccio parte, entrasse in contatto con questo Comitato per organizzare in collaborazione il recupero di un altro aereo della ANR caduto nel vicentino. Tale recupero, effettuato nel gennaio del 2002, ebbe pieno successo e questo mi spinse a contattare ancora “Agmen Quadratum” per proporre loro se erano interessati a prendersi in carico questo mio progetto. Alla risposta affermativa del loro coordinatore responsabile, Gian Carlo Stella, incominciai a vedere la possibilità reale dell'avverarsi di questo mio desiderio a lungo coltivato.

Prima di prendere qualsiasi decisione, comunque, scrissi ancora al Dottor Filippi per avere il suo consenso all'operazione; egli gentilmente mi rispose dandoci piena libertà di azione.

Da questo momento in poi, passarono molti mesi perché il campo era coltivato ed io nel frattempo andavo periodicamente a controllare, cercando anche di trovare ulteriori testimonianze. Nell'ottobre del 2002 mi recai al Cimitero Maggiore di Padova per cercare, nell'ossario, il loculo di Fausto. Lo trovai e posi su di esso un mazzo di fiori bianchi e azzurri. Mi rivolsi idealmente a lui promettendogli che avrei fatto il possibile per il recupero e chiedendogli anche il suo aiuto per superare eventuali ostacoli.

Finalmente, verso la fine di febbraio 2003, il granoturco venne tagliato e fu possibile organizzare per il primo di marzo un sopralluogo strumentale con gli amici di “Agmen Quadratum”. Gli specialisti scandagliarono il terreno con un cercametalli di profondità e riuscirono a localizzare un punto promettente, il probabile punto di impatto. Si decise allora di procedere ed andammo a chiedere il permesso per lo scavo al proprietario, signor Angelo Mazzon il quale, dopo qualche comprensibile perplessità, acconsentì ad effettuare il recupero entro sabato 8 marzo e non oltre.

Avevamo quindi solo una settimana per organizzare tutto. Fortunatamente il signor Romanello, residente a poca distanza dal campo, conosce in zona il proprietario di un escavatore e così riuscimmo ad organizzare anche questo importante aspetto del recupero.

Dopo tanta attesa, i tasselli sono andati al loro posto con una rapidità sorprendente ed ora speriamo che la fortuna ci assista per la completa riuscita dell'impresa.

 

Mauro Morsoletto

 

NOTA

Malgrado il terreno non presentasse tracce evidenti dell’impatto, le voci insistenti che davano come recuperato tutto ciò che restava del velivolo di Filippi (ad eccezione del motore, si affermava), e benchè le indagini col cercametalli di profondità non avesse dato alcun segnale “positivo” di masse consistenti di metallo, il giorno 8 marzo 2003 si è proceduto egualmente a scavare in quel terreno alla ricerca di piccole tracce dell’aereo, che comunque sono state trovate. Presenti Lanconelli, Bertoli, i fratelli Caporali, i fratelli Raccagni (tutti dell’“Agmen”); Zimerle e Morsoletto (“Frecce Tricolori”).

 

Gian Carlo Stella