Aereo presso San Matteo della Decima ( Bologna )

Pilota 2° Lt. Donald W. Tolmie (prob.)

Caduto il 22 giugno 1944 (prob.)

Recupero del 20 settembre 2003

Velivolo Lightning P-38 J

 

 

RICERCA E RICUPERO DEL P38 DI SAN MATTEO DELLA DECIMA (BOLOGNA).

 

Il 20 settembre 2003 in località S. Matteo della Decima, a pochi chilometri da Bologna, “Agmen Quadratum” ha effettuato il recupero dei resti di un caccia americano P-38.

L’interessamento all’aereo ebbe inizio nella primavera del 2002, quando in occasione dell’annuale manifestazione storica presso il Museo Memoriale della Libertà di Bologna, venimmo contattati dal sig. Ferruccio Cristofori. Questi, durante le sue battute di caccia, aveva avuto notizie di un aereo precipitato non lontano dal suo paese. Le sue successive indagini lo avevano portato a raccogliere una serie di testimonianze che, se non erano purtroppo precise sulla data dell’abbattimento (1944), erano invece tutte d’accordo su due elementi: l’aereo era del tipo a due code ed il pilota era stato fatto prigioniero. Altro non era riuscito a sapere, e questo è quanto ci raccontò a Bologna sperando in un nostro interessamento.

Il primo imprevisto fu (incredibile) riuscire a risalire al proprietario del fondo. Infatti una complessa ed antica istituzione giuridica (la “Partecipanza”) risalente addirittura al tempo di Matilde di Canossa, rese difficoltoso risalire al conduttore finale del fondo nonché complicato chiarire le pertinenze ed i diritti dei proprietari.

Solo verso la fine di settembre 2002 potemmo effettuare il primo sopralluogo con la strumentazione, durante il quale riuscimmo a localizzare una discreta massa metallica.

Purtroppo un autunno piovoso ci impedì ogni ulteriore operazione che fece slittare lo scavo di un anno.

Finalmente, non senza qualche apprensione per il timore di non trovare molto, il 20 settembre 2003 l’escavatore iniziò a mordere il terreno. Poche le persone presenti dell’Agmen: il coordinatore responsabile Gian Carlo Stella, Antonio Vandelli, Marco Riccioni, Andrea Guardigli ed io.

Non potevano assolutamente sbagliare la posizione perché avevamo strappato il permesso per fare una sola piccola buca, quindi con il cercametalli cercammo con la massima precisione la verticale esatta della massa metallica.

I primi tre metri furono avari di reperti; pochissimi frammenti, qualche briciola di alluminio; praticamente nulla se pensiamo alle dimensioni di un P-38.

Poi, finalmente, la benna iniziò ad estrarre alluminio in quantità, pezzi contorti di una delle due fusoliere accompagnanti da due radiatori e da due bombole dell’ossigeno ancora con tracce di vernice gialla,

Come sempre, e ancora una volta, ci si rende conto della violenza dell’impatto: una intera fusoliera (scoprimmo poi essere la sinistra) si era compressa in uno spazio brevissimo, poco più di un metro cubo. Un grosso oggetto viene estratto: è il compressore con la ventola, purtroppo a pezzi.

Poi rinveniamo la gamba del carrello, la camera d’aria e il pneumatico, che è enorme. Forse quest’ultimo riesce a farci comprendere le  dimensioni del velivolo.

Il motore Allison viene estratto per ultimo, quasi completamente distrutto. Non c’è traccia di mozzo e di pale dell’elica, così come non viene rinvenuta alcuna arma dell’aereo.

Carichiamo tutto su di un camioncino fatto intervenire all’uopo, richiudiamo lo scavo e partiamo: sono trascorse in tutto 4 ore e nel campo quasi non c’è traccia del nostro passaggio.

La parte più difficile però è venuta in seguito: dare un nome al pilota, una storia al relitto.

I primi esami successivi al lavaggio dei pezzi non furono molto fortunati; nessuna traccia di matricole utili, addirittura ad una targhetta del magnete ”Bendix Scintilla” era stato asportato a suo tempo, l’anno di fabbricazione (censura di guerra?).

L’aereo era indubbiamente verniciato di verde e di grigio, era di modello “J” come indica la targhetta del radiatore e non recava matricole o numeri verniciati in fusoliera dietro ai radiatori.

Le ricerche ci hanno orientato verso un nome preciso, quello del 2° Lt. Donald W. Tomie, dell’82° FG 97° F.S., abbattuto il 22 giugno 1944.

I tre importanti indizi sono: le caratteristiche cromatiche dell’aereo, il luogo dell’abbattimento e il fatto che Tolmie fu effettivamente fatto prigioniero.

Questo il contesto storico: il 22 giugno del 1944 il 1° e il 2° Gruppo Caccia dell’ANR intercettarono nei cieli tra Bologna e Ferrara una formazione di 400 B-24 scortati da 60 P-38 che aveva come obiettivo la stazione ferroviaria di Parma. Quattro caccia Lightingh furono inquadrati dalla 2a Squadriglia italiana. Il sergente Spartaco Petrignani e il maresciallo Guido Fibbia scesero in picchiata e riuscirono a mettersi in coda al caccia di Tolmie. Dei due però solo il maresciallo Fibbia riuscì a mettere a segno dei colpi e ad abbattere il P-38.

 

“Agmen Quadratum”

Enzo Lanconelli