Aereo presso Alfonsine ( Ra )
Pilota Sottotenente Günther Gniesmer
Caduto l’11 aprile 1945
Recupero nel marzo–aprile 2005
Velivolo Arado
Ar-234 B Blitz con sigla T9+DH
RELAZIONE SUL RITROVAMENTO DEL PUNTO
DI IMPATTO DELL’AEREO A REAZIONE AR-234 B BLITZ ABBATTUTO IN ITALIA NELL’APRILE
DEL 1945.
La cornice storica.
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Simbolo arado |
L’Arado Ar 234B Blitz era un velivolo tecnologicamente avanzato per
l’epoca, primo bombardiere
e ricognitore al mondo con motori a getto, l’unico abbattuto
nel teatro del Mediterraneo nel corso del secondo conflitto mondiale. Nessuna nazione coinvolta nel secondo conflitto mondiale poteva disporre
operativamente di velivoli a reazione, tranne la Germania, che ne aveva
realizzati ben tre modelli dalle ditte aeronautiche Heinkel, Messerchmitt ed
Arado. Quest’ultima produsse l’Ar-234, concepito come bombardiere e ricognitore,
armato a seconda dell’utilizzo, e che poteva raggiungere, nei modelli più
avanzati, la velocità di 950 km/h.[1] Il responsabile del progetto e della realizzazione dell'Ar-234 fu Walter
Blume, ingegnere capo della ditta aeronautica Arado.[2] |
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Gli Arado 234 entrarono in servizio nel settembre del 1944, ed in Italia
ne furono inviati tre esemplari alla fine del febbraio 1945, ritenuta urgente
ed indispensabile la necessità di disporre di accurate ricognizione aeree
sulle posizioni occupate dagli Alleati. I tre velivoli, posti al comando del capitano Erich K. Sommer, che giunse
in sede il 14 marzo del 1945, vennero basati a Campoformido (Friuli) ma
potevano servirsi anche dei campi di Osoppo, di Lonate Pozzolo, di
Villafranca di Vicenza e di altri ancora a seconda delle esigenze. Gli altri due piloti erano il sottotenente Günther Gniesmer ed il
marescialloWalter Arnold. La prima missione operativa di un Arado, fu un volo di 2 ore e 10 minuti,
su Ancona e S.Benedetto del Tronto, eseguito dallo stesso Sommer il 15 marzo
1945. Il 29 marzo si preparava al decollo il maresciallo Arnold, ma un
improvviso attacco di Spitfire inglesi danneggiarono l’aereo costringendolo a
sospendere la missione. |
Erich K. Sommer in una foto del 1942 |
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Il 9 aprile decollava il sottotenente Günther
Gniesmer con l’Arado T9+DH cui erano state applicate delle fotocamere. Ma
questo suo primo volo si interruppe dopo un’ora per la presenza di caccia
nemici.
La mattina dell’11 aprile lo stesso Gniesmer si
portava a Lonate Pozzolo, da dove iniziava un volo sugli Appennini.
Durante il volo veniva scoperto per caso - sopra
Bologna -, da una formazione aerea americana in missione di bombardamento. Due
“Mustang” P-51 di scorta (del 52° FG della 15° Air Force) riuscivano a colpirlo
nella coda e nel motore sinistro con raffiche di mitragliatrici, obbligandolo
ad aumentare la velocità per sottrarsi al fuoco improvviso.
Quei piloti americani osservarono l’Arado virare
in fiamme e perdere quota. Non vi fu inseguimento. Nel loro rapporto
affermarono che l’aereo fu visto precipitare a sud-est di Bologna, ricevendo il
riconoscimento per quell’insolito e rarissimo abbattimento.
L’Arado T9+DH di Günther Gniesmer non cadde presso
Bologna ma, danneggiato gravemente, continuò la sua lunga discesa, durante la
quale il pilota si gettò col paracadute urtando la testa nello stabilizzatore
di coda.
Uscire infatti dall’abitacolo era una operazione
estremanente rischiosa, poiché bisognava fisicamente spalancare il tettuccio posto
sulla testa del pilota, salirvi dal sedile, vincere la forte resistenza
dell’aria, e gettarsi nel vuoto confidando di non urtare qualche parte
dell’aereo.
L’Arado T9+DH terminava la sua caduta in una landa
desolata a sud delle Valli di Comacchio, entro le linee tedesche.
Il sottotenente Gniesmer veniva ricoverato
all’ospedale di Ferrara dove moriva la sera del 14 aprile 1945 per la gravità
delle ferite riportate.
I resti dell’aereo venivano ritrovati dal “Field
Intelligence” inglese due giorni dopo. Non sappiamo come fossero riusciti a
localizzarli, ma è certo che appena la zona - giorni dopo -, fu sotto il loro
controllo, provvidero a raccogliere quei resti per catturarne i segreti. Fu per
loro una preda estremamente interessante.
Come cadde l’Arado.
Allo stato attuale non è possibile determinare
come l’Arado abbia toccato terra; dolcemente oppure schiantandosi.
Il rapporto britannico afferma che il jet effettuò
un atterraggio di emergenza e venne successivamente distrutto e bruciato dagli
stessi tedeschi.
Non sappiamo se questa è la verità, perché le due
fotografie annesse al rapporto segreto di nostra conoscenza, mostrano resti di
un aereo che può anche essersi disintegrato violentemente al suolo.
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Rottami dell’Ar-234 B fotografati dagli inglesi
nell’aprile 1945 |
I resti dell’Arado |
Che l’Arado abbia bruciato è però confermato dai
numerosi reperti di alluminio fuso da noi ritrovati.
Dove cadde l’Arado.
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Dove in effetti fosse caduto non si sapeva, anche perché l’aereo era precipitato
in una zona con poche case ed i cui abitanti, per la vicinanza del fronte,
erano sfollati. L’unico elemento era stabilito dal citato rapporto inglese del 18 aprile
1945, pubblicato non integralmente [3], dove si affermava essere caduto a 10
miglia (circa 16 km.) a nord-ovest di Alfonsine Affermazione vaga che,
tradotte sul campo, rappresentava una vastissima zona incerta. Le uniche due
fotografie disponibili, quelle allegate al rapporto britannico e pubblicate
nel volume appena citato, non aiutavano la ricerca, mancando di qualsiasi
punto di riferimento. |
Cartina ultimo volo Arado. |
Ritrovamento del punto.
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Noi ci siamo interessati a questo abbattimento dal 2001. Era però come cercare
un ago nel pagliaio, poiché l’unico riferimento che avevamo proveniva dalla
stessa informativa segreta britannica: 10 miglia (circa 16 km.) a nord-ovest
di Alfonsine vicino alle Valli di Comacchio. Il rapporto era esatto, perché stilato dagli stessi britannici che
avevano visionato quei rottami. Individuare però il punto era difficilissimo.
Partendo dalla vaga indicazione inglese abbiamo iniziato ad interrogare gli
abitanti compresi in una superficie rettangolare di 5 x 3 km. compatibile con
quella distanza. |
Le prime righe del rapporto segreto Britannico |
Il risultato fu deludente: nessuno sapeva nulla
perché all'epoca non abitavano quella zona oppure perché erano sfollati.
Non rimaneva quindi che esaminare fisicamente la stessa
porzione di terreno con strumentazione scientifica, alla ricerca dell’unico
testimone-protagonista che poteva dirci qualcosa: un frammento dell’aereo.
Speravamo che questi frammenti fossero abbastanza sparsi, in modo da aumentare
le probabilità di ritrovamento.
Il primo di questi venne trovato alle ore 10,46
del 5 marzo 2005 da Enzo Lanconelli e dal coordinatore dello stessa
Associazione, Gian Carlo Stella. Il luogo che vide l’impatto di quel reattore è
a nord del fiume Reno, a 11 km. da Alfonsine, nella località Molino di Filo.
Successive ricerche, condotte anche da Andrea
Raccagni, portavano al rinvenimento di numerosi reperti aeronautici tedeschi,
dando così la conferma incontrovertibile di aver trovato quanto era stato
smarrito da oltre mezzo secolo.
La zona è stata accuratamente esaminata, e quindi
si è proceduto al recupero di quanto era rimasto dell’aereo, compresi i
frammenti più piccoli. L’operazione di recupero si è svolta nel marzo-aprile,
per circa due mesi.
L'eccezionalità dell'aereo giustificava ampiamente
il nostro impegno. I reperti aeronautici sono stati finalmente trovati e solo
in un punto: sono inequivocabilmente tedeschi e la prova inconfutabile è giunta
a noi pochi giorni dopo, quando abbiamo potuto esaminare le coordinate rilevate
dal “Field Intelligence” inglese (e per questo ringraziamo l’esperto
aeronautico britannico Nick Beale che ce le ha trasmesse), errate solo di
qualche centinaio di metri dal punto (GPS) dove in effetti abbiamo trovato
l’Arado.
Il materiale raccolto è attualmente in fase di
pulitura, schedatura e classificazione, e sarà visibile a Bologna nella sede
espositiva permanente dell’Agmen presso Ansaloni a San Lazzaro. Poche cose, ma
significative per rivivere una storia che ora conosciamo meglio.

Il luogo oggi
“Il materiale recuperato ritenuto più
interessante non è qui fotografato”
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Enzo Lanconelli, a sinistra,e Andrea Raccagni
durante una ispezione del terreno |
Il primo reperto dell’Arado ritrovato |
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Un altro frammento ritrovato |
Parte elettrica, con punzonature germaniche |
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Ritrovamento di alluminio fuso, a conferma del
rogo conseguente all'impatto |
Parti di lamiere |
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Frammenti di lamiere |
Tubetti |

Arado di Gniesmer
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Ar-234 |
Ar-234 |
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Ar-234 |
Arado 234 B |
[1] L’Arado aveva diversi centri di produzione (fabbriche): a Warnemunde, località balneare del mar Baltico, a Brendenburg, a Babelsberg, ecc. La produzione venne frazionata e/o decentrata gli ultimi tempi della guerra.
[2] Ebbe la nomina di ingegnere capo nel 1932, subentrando all’ing. Walter Rethel. La ditta “Arado Handelsgesellschaft mbH” venne fondata con questo nome nel 1925, ma già dal 1917 aveva iniziato la sua attività, poi fermata nel 1918 e ripresa nel 1921. Il nome “Arado Flugzeugwerke GmbH” venne adottato il 4 marzo 1933. L’Arado GmbH venne sciolta nel 1945.
[3] Vedi: Air War Italy, di Nick Beale, Gabriele Valentini e Ferdinando D’Amico.