TROVATO L’SM79 PROTAGONISTA DELL’AZIONE SU ANZIO-NETTUNO  DEL 10 APRILE 1944

(Gruppo Faggioni).


 

 

Il 6 aprile 1944 tredici S.79S [Vedi foto a sinistra], comandati dal capitano pilota Carlo Faggioni [Vedi foto a destra], partirono da Lonate Pozzolo diretti verso Perugia, per una azione contro navi Alleate presso Anzio-Nettuno.

Durante il trasferimento il gruppo venne intercettato da aerei americani che riuscirono ad abbattere 4 trimotori (quelli di Albini, Lulli, Cusimano e Fabbri). Altri due riportarono gravi danni.

Il 10 aprile, 5 dei velivoli superstiti erano pronti a ripartire, ma solo 4 (alla guida di Faggioni, Valerio, Bertuzzi e Sponza) riuscirono a decollare per Anzio. Nella violenta azione bellica  che seguì, l’aereo di Faggioni venne abbattuto; quello di Sponza riuscì ad ammarare e l’equipaggio finì catturato, quello di Valerio, danneggiato dalla contraerea e dal maltempo, si schiantò presso Medesano  e l’ultimo, di Bertuzzi, fu l’unico che riuscì ad atterrare a Lonate.

Il capitano pilota Giuseppe Valerio riuscì a governare l’aereo sino alle ore 2,20 di mattina di quell’11 aprile, quando una improvvisa tempesta lo avvolse. Ordinò l’abbandono del velivolo al suo equipaggio, e cadde a Medesano, dove l’aereo si schiantò al suolo bruciando sino la mattina. Il suo equipaggio era composto dall’aviere scelto marconista Salvatore Ferrino, aviere scelto motorista Bruno Gamba (di Ravenna), aviere scelto fotografo Vito Ercole Roda, aviere motorista Ferruccio Vio e dal maresciallo Enrico Jasinski [Vedi foto a destra]. Quest’ultimo fu l’unico che riuscì a lanciarsi col paracadute e salvare la vita; morirà al largo dell'isola di Creta il 4 agosto dello stesso anno.

 

 

 

 

Medesano ha conservato memoria dell’episodio, sebbene il punto preciso di impatto non fosse noto. Grazie al gentile Roberto Cernocchi, ottimo conoscitore di storia locale, ed alla disponibilità dei proprietari del terreno [Vedi foto a sisistra], la mattina di sabato 25 settembre il Comitato “Agmen Quadratum” ha eseguito con la strumentazione scientifica l’esame del terreno, riuscendo ad individuare il punto esatto di caduta dell’SM79 [Vedi Foto].

Il campo luogo di impatto dell’aereo. Sullo sfondo la catena degli Appennini, che l’aereo ferito riuscì a valicare dopo l’azione contro il naviglio Alleato su Anzio-Nettuno.

Non è rimasto molto di quel velivolo per ovvie considerazioni (i resti affioranti vennero portati via all’epoca, ed il campo “pulito” successivamente), ma si procederà comunque al ricupero di quel poco che è rimasto in profondità. Nella ricognizione sono stati reperiti diverse fusioni di alluminio (segno evidente del prolungato rogo dell’aereo [Vedi foto sotto a sinistra]), frammenti non fusi (tra cui un parte di proiettile di mitraglieria [Vedi foto sotto a destra]). I padroni del terreno, invece, conservano uno dei due trascinamenti dei colpi delle mitragliere di bordo [Vedi foto sotto centrale].    

 

 

 



I componenti Agmen dopo l’esame del terreno.